Acicastello (Sicilia – Catania )
Quella di Acicastello è una fortezza incantevole. Sorge imperiosa e imponente su d’un picco che s’affaccia direttamente sul mare e possiede un’antichissima storia e tradizione, parte della quale è andata perduta. Da sempre legata al paese che accanto le sorge, Aci, ne influenzò notevolmente le vicende.
Notizie storiche della struttura si avranno solamente intorno al X secolo, ma vista la posizione strategica, e i ritrovamenti sottomarini oggi esposti al museo Civico, possiamo ben dedurre che il luogo fosse frequentato dai greci prima e dai romani poi. Da quella vetta era infatti possibile controllare le navi di passaggio che si dirigevano verso lo stretto di Messina. Anche i commentatori classici hanno lasciato nei loro scritti il ricordo di questa elegante rocca, protagonista da subito di acerbi scontri, simili a quelli che vide all’arrivo degli Arabi. Nel 902 risulta che da questi stessi venne distrutta, in un attacco fra i più sanguinosi, e non risulta chiaro se venne fatta riedificare.
Il castello così come oggi noi abbiamo la fortuna di visitare, venne costruito tra il 1071 e il 1081 in occasione della conquista normanna dell’isola. Donato ai vescovi di Catania nel 1126 il castello si fece custode delle reliquie di Sant’Agata, riportate in Sicilia da Costantinopoli. Ancora oggi è visibile quella che ad esordio doveva essere una cappella interna, mentre i resti dell’affresco raffigurante la consegna delle reliquie, è in stato di inoltrato degrado vuoi anche per i numerosi visitatori che vi graffiarono sopra il proprio nome.
Un caso pressoché unico collegò il castello alla terra ferma, fino ad allora unito alla stessa da un ponte levatoio. Nel 1169 infatti una disastrosa eruzione raggiunse non solo la cittadina di Aci, ma anche la rupe e la lava raffreddatasi ebbe l’effetto di congiungere il castello al paese.
Dalla fine del XIII secolo il castello farà da testimone alla dura guerriglia che vide contrapposti aragonesi di Sicilia e angioini di Napoli. Ancora nel XVI secolo il castello non aveva trovato pace e passò rapidamente fra le mani di diversi privati, fintanto che non ci si decise per impegnare la rocca come vedetta. Il suo compito fu per l’appunto quello di avvistare i pericoli che provenivano dal mare, e contemporaneamente svolge il ruolo di prigione. I documenti storici raccontano delle condizioni tragiche dei detenuti che spesso venivano lasciati morire di fame nelle prigioni.
Nel 1634 il castello per volontà di Filippo III verrà ristrutturato, in ricordo della quale ristrutturazione venne apposta una lapide ancora oggi presente. Nel XIX il castello diverrà proprietà comunale, e a causa di un forte terremoto che ne condizionò l’efficienza, la struttura non potè essere più usata come carcere. E’ interessante ricordare che la struttura riuscì ad ispirare al naturalista Verga la novella “Le stoffe del Castello di Trezza”. Una alchimia affascinante di amori, fantasmi, avventurose vicende vissute da don Garzia e donna Violante. Dal 1985 è sede di un affascinante museo.
Scritto da Admin Viaggio in Italia il 29 ottobre 2010 nella categoria Castelli Sicilia
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