Castello di Soave (Veneto – Vicenza )
Visto da lontano il castello di Soave assomiglia più ad un castello delle fiabe che non a una eccellente struttura militare del Medio Evo. Si erge imperioso sul Monte Tenda e controlla tutta la pianura che lo circonda. Le sue dimensioni sono notevoli se si pensa che raggiunge i 5882 metri quadrati. Il cuore del castello è il mastio o torre centrale, intorno alla quale si avvitano giri di mura, che chiudendosi in forma e dimensioni diverse formano cortili di varia grandezza. Anche l’intero borgo medievale sottostante è abbracciato dalle mura.
Il castello è d’epoca medievale e sorge con molta probabilità sulle rovine di una antica rocca romana. Nelle varie epoche storiche appartenne alle più importanti famiglie locali. Risulta da un diploma di Federico Barbarossa e da un documento del X secolo che il castello fosse di proprietà dei Conti Sanbonifacio di Verona e che già nel 1237 la proprietà fosse passata ai Greppi, potente famiglia locale. Quando questi si trasferirono in Lombardia cedettero la bella struttura al Comune di Verona. Da questo momento vi si stabilirà un Capitano.
Sarà proprio in questo periodo che il castello verrà fortemente restaurato, in quanto considerato rocca importante per la difesa del territorio. La struttura doveva essere tanto ambita che molte furono le lotte per accaparrarsela. Dopo il 1379, spentasi una delle dignitose famiglie che gestiva la rocca, gli Scaglieri, questo divenne oggetto delle brame di importanti famiglie tra le quali ricordiamo i Visconti di Milano, quelli di Carrara e i signori di Padova. Poi ancora divenne nel 1405 dominio della Repubblica di Venezia. Ma le guerriglie sanguinolente non vennero interrotte.
In una di queste, la città di Soave e parte del castello furono incendiate e 366 sovaesi vennero uccisi. Solo nel 1517 simbolicamente, per l’eroismo dimostrato da quelle genti, la Serenissima donò al paese un’antenna e uno stendardo di San Marco. Questo veniva innalzato nelle feste civili.
Sul finire del 500 l’importanza militare della struttura venne a mancare e il castello divenne fondamentalmente una fattoria. La pace per la zona e per il castello durò almeno tre secoli, fino all’arrivo di Napoleone Bonaparte. Solamente nell’ottocento (1889 – 1897 ) la struttura venne strappata a quello stato d’abbandono e restaurata dal senatore del Regno d’Italia, Giulio Camuzzoni. Oggi il castello è in ottimo stato e da tutti visitabile.
L’ingresso principale è ancora oggi munito di ponte levatoio, si trova nella parte settentrionale ed è protetto e difeso dalla torre di San Giorgio. Il nome è da imputarsi alla presenza della statua del santo entro una nicchia della stessa. Fatto ingresso nella struttura si incontrerà per primo un piccolo cortile e le rovine di una piccola chiesetta databile al X secolo d.C.
Il secondo cortile è detto della Madonna per la presenza di un bellissimo affresco, mentre il terzo, cui si accede grazie ad una scaletta di metallo s’innalza il Mastio. Vi si accede grazie ad un foro praticato in epoca moderna. All’interno si apre un ambiente quadrato privo di mura, finestre o divisioni. Il luogo dovette essere usato per la prigionia e il tormento dei detenuti. Si racconta che quando venne praticato il foro, nel 1770, siano state rivenute ammucchiate ossa umane per due metri.
La casa del capitano è addossata alle mura meridionali e ospitava la guarnigione di presidio. Altre stanze degne di nota sono la Caminata, per la presenza di un magnifico camino e un soffitto in legno a cassettoni, la camera da letto del Capitano e il belvedere, un piccolo giardino.
Scritto da Admin Viaggio in Italia il 16 novembre 2010 nella categoria Castelli Veneto
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